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Critica

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di Elio Mercuri

Nessuna immagine potrebbe rendere meglio il senso della ricerca di Marazzi, maturata nel vivo della esasperazione espressionistica e del senso di distruzione del gesto informale, non come loro negazione ma come esisto nuovo che a quelle tensioni - catastrofici quasi insostenibili - dà il valore di caos da ricomporre nella dimensione di un cosmo: "Il bello rinasce anche nella intensità dell'espressione".
Il bello: cioè l'equilibrio della forma che risolve l'ansia e la certezza metafisica nel potere irrinunciabile dell'opera, nella intatta "grazia" e sacralità dell'immagine, nella "perfezione" della creatività artistica.
La tensione di questa condizione dell'uomo, per il gioco incontrollato delle "antitesi" di Goethe, tra felicità come momento indicibile infelicità come vita tra desiderio e peccato, Marazzi la vive in una sua certezza di radici, attraverso un legame intenso con la terra dove è nato per trasmigrazione di secoli dalla terra lombarda, sulla mediazione della pietra grigia vulcanica come vulcanici sono i colli laziali. Richiamo alle origini come tramite di individuazione: questo il messaggio delle figurazioni che prendono corpo dai poteri magici di antiche pietre e dai loro colori, simbolo di un perduto legame con gli astri di cui conservano intatta la natura di "cristallo celeste", donde i frammenti della "sfera" che torna ad esistere per l'uomo come "sfera pietra".
Il fuoco degli istinti si trasforma in un universo di segni attraverso l'immaginazione, nella percezione del ritmo che disegna l'eterna armonia.
"L'armonia invisibile è più forte di quella visibile", diceva Eraclito.
È in forza di questo potere che nascono le "consonanze", le relazioni di forma delle sculture, la dimensionalità delle tarsie: le "armonie" scaturiscono da tensioni, dall'antagonismo fra tenebre e luce, tra pieno e vuoto. Tuta la ricerca di Marazzi è nel trovare la “connessione” tra forma esteriore, struttura ed "esterno Insistendo sulla linea curva e sulla direzione orizzontale del movimento. Marazzi crea una specie di universo doppio, un "prima" e un "dopo", ciò che è apparenza e ciò che è essere; la combinazione di superfici dipinte con rilievi di materia accentua l'intenzione di significare che tutto ciò che è immobile può diventare mutevole, e quanto a sua volta è mutevole può farsi proiezione dell'assoluto nell'incarnazione della forma.
Lo sforzo di liberarsi dalla "prigione" della facoltà percettiva dei nostri sensi e, di conseguenza, dalla dominante di una realtà esclusivamente empirica, approda a questa misura archetipica, che non "divora", l'esistenza ma la rivela nella sua "essenza". A forza di immaginazione, Marazzi si apre le porte verso l'altra realtà, altrimenti inaccessibile alla percezione sensoriale.

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